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E proprio quando pensi di aver conosciuto qualcosina in più di te che succede qualcosa che ti stravolge le tue certezze, le tue piccole certezze.
Sono di nuovo alle prese con l'amore. Quello con le fitte allo stomaco, quello che nemmeno riesci a parlarne, perchè è qualcosa di così privato e intenso che poi al contempo certi giorni vorresti gridare al mondo intero quello che provi. Ma non posso. Perchè è un amore impossibile, di quelli che ci devi solo sbattere la testa al muro perchè sai ancora prima di perderti nei suoi occhi che non potrai mai averlo. Ma forse è proprio questo che lo rende unico. E nonostante pensi che questo sia un banalissimo luogo comune che ho sempre cercato di combattere e di evitare, ho compreso che è inuitle, quanto più cerchi di evitare le cose più sembrano rincorrerti, travolgerti. A tal punto che puoi fare un'unica cosa: scapppare.
Scappare il più lontano possibile. Non ho cambiato città, ma ho soltanto terminato il famoso "progetto" un pò prima del previsto, con dovute spiegazioni campate in aria, ovviamente. Ma fortuna volle che il principale mi ha creduta e lasciata andare.
A differenza degli occhi dell'uomo impossibile che ancora mi inseguono, di notte, di giorno. Non c'è istante in cui io non mi fermi a pensarlo. E quando l'altro giorno mi hanno chiesto se potevo passare un attimo in ufficio per aiutare in una faccenda di tipo tecnologico, non me lo sono fatta ripetere due volte.
In metro, in autobus, sulla soglia dell'ufficio, nell'ascensore, pensavo a lui. A cosa gli avrei detto nelmomento in cui me lo fossi trovato davanti. Ai suoi occhi azzurri. Al suo sorriso. Al particolare modo che ha nel guardarmi. Di persona che sa di avermi penetrato l'anima. Non il cuore. Perchè l'uomo dagli occhi di ghiaccio è una passione, una forza motrice, che mi spinge a migliorare me stessa giorno dopo giorno, ad alazarmi al mattino a testa alta. Potrà sembrare patetico che per fare queste cose io abbia bisogno dei suoi occhi, della sua voce, del suo sguardo, del suo sorriso. Ma per me non lo è. Lui è stato per me linfa vitale e anche se ora non sarà più al mio fianco, quotidianamente, per 7 ore al giorno, la certezza di poterlo trovare in quell'Ufficio è qualcosa di rassicurante, ma non di confortante, di utile. Perchè so che non tornerò in quell'Ufficio, nemmeno dopo l'ultimo incontro... avrei voluto che il tempo si fermasse... io e lui che ci sfioravamo con lo sguardo, senza parlare, che lasciavamo che le nostre anime si incontrassero e che i nostri desideri andassero oltre l'immaginazione... forse i nostri occhi hanno fatto l'amore... ed è stata una sensazione bellissima.
Quando sono uscita da quella porta e ho girato le chiavi nella serratura per chiuderla,
mi sono diretta verso di lui e gliele ho consegnate. Forse erano quelle del mio cuore. Non lo so. Credo che non lo saprò mai. Ricorderò solo il suo sguardo profondo e triste, consapevole che quello era il nostro ultimo sguardo di complicità.